Quando l’esattezza parla un’altra lingua: le traduzioni legali

Tradurre non è mai, di per sé, un compito semplice: per certi versi, si potrebbe perfino sostenere che sia più complicato dello scrivere, non foss’altro perché richiede di conoscere in maniera perfetta non una, ma due lingue, e saper soprattutto gestire le inevitabili differenze strutturali e lessicali che queste lingue hanno trasmettendo comunque un messaggio fedele alle intenzioni originali. Ma se questo è sempre vero, nella traduzione di una brochure aziendale come in quella di un romanzo in tre volumi, c’è un caso in cui le possibili complicazioni si fanno molto serie e potenzialmente dannose, e quindi l’esattezza richiesta nel lavoro di traduzione si innalza drasticamente: stiamo parlando della traduzione di contratti, arbitrati, e in generale di tutti i documenti aventi valore legale.

Le traduzioni legali sono rese necessarie in maniera crescente dalla sempre più diffusa internazionalizzazione, soprattutto nel campo del business, che fa sì che a doversi basare, ad esempio, su un identico contratto, siano aziende o persone residenti in Nazioni differenti, e che parlano lingue molto diverse. Com’è evidente, questo rende assolutamente essenziale il poter avere la certezza che, nella inevitabile traduzione del contratto da una lingua all’altra, nulla di ciò che lo caratterizza – e non parliamo solamente di terminologie specifiche, ma anche e soprattutto di sfumature di significato che sono fondamentali nella comprensione del contratto stesso ma non sempre semplici da decodificare e ricodificare in un’altra lingua – vada perduto o possa essere frainteso o, peggio, snaturato: ne andrebbe del buon andamento dell’accordo, possibilmente con effettive conseguenze legali per le parti coinvolte.

La traduzione legale si dimostra quindi un ambito operativo irto di difficoltà e rischi per il traduttore, Un buon lavoro richiederà infatti una serie di competenze:

- la conoscenza impeccabile delle due lingue, quella di partenza e quella d’arrivo, che è comunque un tratto imprescindibile per qualsiasi traduzione;

- la conoscenza dell’argomento trattato, che permette al traduttore di interpretare in maniera corretta le scelte lessicali ed espressive fatte nel contratto, così da non cadere in fraintendimenti riguardo alle intenzioni delle parti;

- e la conoscenza della terminologia legale, che è un linguaggio tecnico di estrema precisione, e che è essenziale per poter rendere in maniera inequivocabile – in entrambe le lingue – quali saranno esattamente diritti e obblighi delle parti in causa.

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Viaggio nella storia della fresatura

Oggi, la lavorazione meccanica di fresatura è ben nota e considerata una normalissima operazione industriale: qualsiasi studente, non ancora perito meccanico, vi saprà sicuramente dire che è classificata come una lavorazione meccanica a freddo, che funziona per asportazione di truciolo, proprio come la tornitura e la foratura, e che viene effettuata tramite l’azione di un utensile rotante sul proprio asse, la fresa, su un pezzo in moto di avanzamento, che viene “scolpito” fino alla forma desiderata. Vi potrà anche spiegare che, di regola, la fresatura si effettua in due fasi, una prima di sgrossatura che asporta in fretta quasi tutto il materiale necessario, e la seconda o finitura in cui viene effettuata una lavorazione più lenta per conseguire la rugosità e le precise misure desiderate. Ciò che, forse, vi sarà più arduo imparare, è la storia travagliata, dalle origini ad oggi, di questa lavorazione, nata in maniera oscura in qualche bottega artigiana nei primi decenni del 1800 e velocemente sviluppatasi alla pratica comune che conosciamo oggi. Ripercorriamola allora insieme, qui.

1. Dal 1800 alla Grande Guerra

L’origine della fresatrice è da rintracciare nel classico tornio, al quale di frequente venivano montate delle lime rotanti, per limare il pezzo in elaborazione in modo più rapido che manualmente. Tale operazione è molto precedente allo sviluppo della fresatrice, risalendo circa alla metà del 1700; i primi veri esemplari di macchine per la fresatura distinte da torni accessoriati sono collocabili al 1814, negli arsenali federali degli Stati Uniti, a Springfield e ad Harpers Ferry; ne risulta inoltre un esemplare molto avanzato inventato da Nasmyth nel 1830 per i bulloni esagonali. A quei tempi, era previsto che la limatura venisse tuttavia perfezionata a mano; le cose cambiarono, con l’integrazione di grandi evoluzioni tecniche fra cui il movimento perfezionato su tutti e tre gli assi, nel 1861, con uno straordinario modello Brown & Sharpe. Fino alla Grande Guerra, quasi ogni anno segnò un significativo passo avanti nella tecnologia della fresatura.

2. Le due Guerre Mondiali

Fu verso la fine della Prima Guerra Mondiale che la continua ricerca di precisione nella lavorazione raggiunse una tappa fondamentale: fu infatti in questi anni che venne approfondito il concetto di dimensionamento relativo, ossia di misurazioni condotte sul pezzo tutte a partire da un singolo punto di riferimento, e che la precisione normale delle macchine raggiunse i millesimi di centimetro; erano gli albori del controllo numerico delle macchine oggi dato per ovvio. Con pantografi che permettevano di modellare i movimenti della macchina tracciando le linee di un modello, fu possibile realizzare, già negli anni ’30 del 1900, enormi fresatrici come la Cincinnati Hydro-Tel, a questo punto pressochè identiche a quelle odierne se si prescinde dal controllo computerizzato. Sul fronte contrapposto, sempre in questi anni furono sviluppate piccole fresatrici economiche ma precise, le Bridgeport, delle quali sarebbero stati venduti un quarto di milione di pezzi.

3. Dal dopoguerra ad oggi

Nel dopoguerra, due furono le grandi spinte tecnologiche che guidarono lo sviluppo industriale: il perfezionamento dei servomeccanismi da un lato, e la nascita delle tecnologie digitali dall’altro. Sebbene a permetterne la ricerca e lo sviluppo fossero gli investimenti militari (come del resto accadde in molti casi nel dopoguerra), fu proprio il settore meccanico ed in genere industriale ad offrire collocamento ed applicazione a queste nuove tecnologie, per tutti gli anni ’40 e ’50. Più tardi, si verificò la definitiva evoluzione del controllo numerico al controllo computerizzato: questo esplose negli anni ’80, quando divenne praticabile, con un semplice personal computer, installare piccole fresatrici a controllo digitale persino nelle officine più piccole.

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Perché il ricordo duri per sempre: scegliere il fotografo per il matrimonio

Quale occasione è più importante del nostro matrimonio? Certamente non la dimenticheremo mai; ma succederanno anche tante cose che sarà difficile ricordare, per anni, ogni dettaglio simpatico. Per questo le foto che verranno scattate durante il nostro matrimonio saranno il miglior modo di ricordare, negli anni, quella giornata in ogni suo aspetto, rivivendola insieme ai nostri cari ogni volta che le riguarderemo. Ma per un evento tanto importante dovremo sapere scegliere un fotografo davvero capace: ecco alcuni aspetti a cui prestare attenzione.

Per prima cosa, assicuriamoci che il fotografo sia capace di mettere a proprio agio i nostri ospiti: le persone sono spesso timide, e temono di riuscire male in fotografia, preferendo perciò non farsene scattare – o peggio, accettando alla fine solo per risultare nervose, tese e innaturali, non sapendo come mettersi in posa. Un buon fotografo per il giorno del nostro matrimonio saprà invece metterle a proprio agio e farle posare in maniera naturale, scattando foto che le raffigurano come davvero sono nella vita di ogni giorno.

Oltre a questo, un valido fotografo per matrimoni disporrà delle migliori attrezzature possibili, sia che debba scattare delle foto, sia che debba riprendere un video: solo con macchine professionali è possibile ottenere delle immagini davvero all’altezza. Il mondo della fotografia presenta tecnologie in continua evoluzione, e un buon fotografo saprà tenersi sempre aggiornato e utilizzare le migliori e più moderne per metterle al servizio dei propri clienti.

Infine, non possiamo certo trascurare il talento del fotografo – che si rivela dalla sua capacità di scegliere i momenti giusti per gli scatti. Un buon fotografo saprà vedere i momenti nei quali le emozioni sono più forti e memorabili, e avrà la prontezza di scattare le foto per catturarli per sempre nelle proprie inquadrature, rendendoli immortali oltre che esteticamente gradevoli. Solo in questo modo i ricordi del matrimonio non saranno soltanto una serie di scatti delle persone presenti, ma dei veri quadri che ci permetteranno di rivivere quel giorno ogni volta che vorremo.

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Anatocismo bancario: meglio sfatare qualche mito

Non sono passati che pochi anni dall’esplosione della questione dell’illegalità dell’anatocismo bancario (ossia della pratica bancaria di calcolare interessi passivi sugli interessi passivi capitalizzati) e l’interesse del pubblico, specialmente delle imprese, ha raggiunto livelli enormi, specialmente in virtù della somma spesso consistente di denaro che è possibile ripetere dalle banche stesse. Purtroppo, come ogni situazione complessa, anche questa ha dato origine a tutta una serie di errori, falsi miti, e dubbi che è bene sfatare e risolvere, uno per uno, come cercheremo di fare in questo breve articolo.

Riguarda anche la mia azienda? Come posso scoprirlo?
Non è da scoprire: è praticamente una certezza per tutti i conti correnti che siano stati in attività prima del 2000 e siano stati regolarmente in rosso (quindi, praticamente tutti i conti aziendali). L’anatocismo su base trimestrale era infatti la prassi assolutamente normale per tutte le banche e per tutti i conti correnti, senza differenze di gruppo o tipologia di cliente.

Le cifre che si ottengono valgono lo sforzo di aprire la pratica?
Non si può calcolare in maniera generica quanto si otterrà dalla richiesta; dipende da troppi fattori, fra cui lo scoperto medio del conto, la durata dello stesso, e ovviamente il fatto che l’azienda disponga di tutta la documentazione relativa agli anni interessati. C’è però un rapporto fra lo scoperto e la cifra ripetibile, per cui si può dire, a spanne, che a fronte di esposizioni sul milione di euro è possibile ripetere cifre significative, comprese fra i cinquecentomila euro e i due milioni.

Bisogna temere qualche vendetta delle banche?

Domanda complessa, e che peraltro rivela una certa sudditanza psicologica. Possiamo metterla così: da un punto di vista legale, le banche hanno completamente torto e non potranno quindi rifiutare di restituire i capitali. Dall’altro, se è vero che potrebbero comunque voler poi ridiscutere i termini del contratto con il cliente che dovesse fare richiesta (pratica che possono comunque mettere sempre in atto, a prescindere da tale azione) va anche detto che, per recuperare un milione di euro, val bene la pena rischiare di vedersi aumentare gli interessi passivi di un punto percentuale. Dopotutto, le banche sono tante.

Se l’azienda sta per fallire, vale ugualmente la pena provare?
In tale situazione critica, provare vale ancora di più la pena che in altri casi. Se un’azienda è sull’orlo del fallimento, e si trova ad avere assoluto bisogno di capitali, scoprire di botto che anziché dovere alla banca un milione di euro gliene deve sessantamila – o addirittura è a credito di centomila – può significare non dover più neppur pensare al fallimento e poter provare a rimettersi in piedi.

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I vari tipi di bilance per il bestiame

Può essere che, comunemente, non ci capiti di pensare a questo problema, a meno che non lavoriamo nel settore; ma quando si tratta di verificare lo stato di salute e benessere del bestiame gestito da un allevatore – pensiamo alla visita periodica di un veterinario – è necessario verificare fra le altre cose, esattamente come nel check-up fatto ad un essere umano, il peso dell’animale. Tuttavia non si tratta di un’operazione semplice come può sembrare: le normali bilance non sono certo in grado di sostenere – figuriamoci di misurare – il peso di una mucca o di un cavallo. È per questo che fra i vari prodotti per la zootecnica, le bilance per bestiame ricoprono un ruolo fondamentale.

Oltre infatti al peso considerevole di un animale adulto, che va ovviamente tenuto in considerazione nella scelta della bilancia perché sia abbastanza robusta, è fondamentale tenere conto di almeno altri due fattori. Per prima cosa, il luogo dove verrà installata la bilancia stessa: molto spesso, soprattutto se ad esempio stiamo parlando di una fattoria, sarà all’aperto, e questo significa che dovremo preoccuparci che sia in grado di resistere agli agenti atmosferici e alla pioggia, altrimenti ci ritroveremo ben presto con una bilancia rotta. Oltre a questo, dovremo tenere in conto anche il fatto che, a differenza di un essere umano, un animale non starà fermo e calmo per i pochi secondi necessari alla pesatura, ma tenderà ad agitarsi ed essere irrequieto; questo si traduce nella necessità di una bilancia che sia in grado di ottenere un dato attendibile anche con l’animale in movimento, e che sia inoltre abbastanza robusta da resistere ad un eventuale gesto violento.

In base a queste esigenze, esistono diversi tipi di bilancia per bestiame. Abbiamo ad esempio i modelli piatti, a piastra rettangolare o quadrata, che sono ideali per sostenere e quindi misurare il peso degli animali più grandi: andranno benissimo per un allevamento di cavalli o mucche, ad esempio. Per animali particolarmente difficili da governare e tenere fermi, d’altro canto, un modello a gabbia sarà ideale per prenderne la misurazione, ma purtroppo non potrà sostenere il peso delle bestie più grandi.

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Parliamo di pubbliche relazioni

Se c’è una cosa della quale siamo tutti piuttosto convinti, è che ormai non sia nemmeno pensabile per un’azienda, soprattutto una di grandi dimensioni, prescindere nell’organizzazione delle proprie attività dall’aspetto fondamentale delle pubbliche relazioni, tanto da riservare ad esso una o più risorse umane dalle specifiche competenze. Potrebbe quindi lasciarci stupiti, e non poco, lo scoprire quanto sia controversa la definizione e l’interpretazione, anche oggi, di cosa in effetti siano queste PR di cui tanto si parla. Ci sono, da parte di professionisti assolutamente qualificati, pareri diversissimi:

- che consistano nel parlare con i mezzi di comunicazione per conto di un cliente;
- che siano parte della vendita di idee, servizi e prodotti;
- che consistano nella gestione della reputazione del cliente;
- che abbiano a che vedere con la costruzione di una reputazione;
- che consistano nel fare del bene e ottenerne il riconoscimento pubblico;
- che si compongano del massimizzare gli effetti d’immagine per le azioni positive e annullare o contenere quelli per le azioni negative.

Siamo chiari: nessuna di queste è obiettivamente errata. Anzi, ciascuna, a modo proprio, evidenzia molto bene un aspetto importante di quello che è il reale mestiere di chi fa relazioni pubbliche; ma appunto, sono tutte parziali, limitate. Se vogliamo definire quale sia il vero obiettivo delle relazioni pubbliche, quello in base al quale è possibile valutare il successo effettivo del lavoro svolto, dobbiamo riconoscerlo in quel vasto campo che è la modifica del comportamento del pubblico.

Il pubblico, infatti, agisce in base a quel che percepisce: e questo include la percezione di quei fatti che hanno a che vedere con un’Azienda, come il decidere o meno di lavorarci assieme, promuoverne la reputazione, comprarne i prodotti. Il lavoro delle pubbliche relazioni è quello di costruire, alterare, o rinforzare quelle percezioni così da contribuire alla formazione di un atteggiamento che massimizzi il vantaggio per l’Azienda stessa, portando il pubblico ad averne un’opinione positiva.

Le modalità specifiche attraverso le quali ottenere tale risultato sono troppe, e troppo diverse, per la portata limitata di questo articolo. Ma quel che è certo è che sono solamente tre i modi generali in cui le relazioni pubbliche possono operare a questo scopo: creare un’opinione laddove non ne esista una, modificare l’opinione già esistente, oppure rinforzare l’opinione già esistente. Tolti i dettagli relativi ai casi specifici, e i fronzoli descrittivi, è alla fine di questo che si deve occupare, per essere di vantaggio all’Azienda, il responsabile delle pubbliche relazioni.

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Come ci possiamo difendere dalle infestazioni di scarafaggi?

Non è soltanto perché la loro stessa vista, come l’odore che emanano, è sgradevole e addirittura ripugnante; non è nemmeno perché ci ispirano istintivo ribrezzo, che è importante occuparsi di disinfestazione scarafaggi. La ragione reale è che la loro presenza significa contaminazione del cibo e degli ambienti, insorgenza di problemi respiratori nei bambini, e perfino rischio di malattie come gastroenterite e dissenteria: eliminare questi insetti è un problema essenzialmente legato alla nostra buona salute, e non può quindi essere trascurato senza conseguenze decisamente spiacevoli, che molto probabilmente preferiamo non affrontare, a prescindere da quanto sia complicato il metodo e da quante seccature possa procurarci.

Prima ancora di preoccuparsi di come liberare la nostra casa dalle infestazioni di scarafaggi, è perciò utile ragionare su cosa sia possibile fare per limitare fin dalla radice il rischio stesso che queste si verifichino. Per quanto non sia possibile raggiungere una certezza – ci sono milioni e milioni, letteralmente, di scarafaggi in ogni grande città, e si riproducono a ritmi di rapidità impressionante – prendere i giusti accorgimenti può fare molto per la nostra tranquillità, e rendere se non altro un po’ più remota la possibilità di trovarci, un giorno, con la casa completamente invasa da orde di questi insetti zampettanti in ogni angolo, che corrono a nascondersi non appena accendiamo la luce. Ecco quindi qualche consiglio:

- Eliminiamo sempre i residui di cibo nella cucina, soprattutto vicino ai frigoriferi e in qualsiasi anfratto o crepa: la sporcizia, soprattutto in luogo umido e buio, attira questi insetti.

- Non lasciamo cibo esposto, neppure per brevi periodi: sigilliamolo in appositi contenitori, perché non richiami gli scarafaggi col proprio odore.

- Liberiamoci tempestivamente dei cartoni da imballaggio: diverse specie di scarafaggi depongono di preferenza le proprie uova proprio in questo materiale.

- Sigilliamo ogni tipo di crepa; sono i nascondigli preferiti di questi insetti, specialmente se conducono a un’intercapedine nel muro, scura e umida – un nido ideale.

- Manteniamo, in generale, una pulizia impeccabile. Ogni nostro scarto, ogni perdita d’acqua, sono per questi animali cibo prezioso e una ragione di stabilirsi definitivamente nella nostra casa.

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Le elettroseghe

Numerosi sono gli strumenti che vengono utilizzati in giardinaggio; esistono strumenti manuali come i classici attrezzi (zappa, vanga, badile, rastrello, cesoia), attrezzi per rifiniture (cesoie, potatrici, bastoni estensori), attrezzi meccanici a motori utilizzati per lavori pesanti (elettroseghe, compressori, pompe volumetriche).

Un’ elettrosega non è altro che uno strumento costituito da una lama a catena ruotante alimentata da un motore. Generalmente le elettroseghe vengono impiegate per la manutenzione ordinaria e straordinaria di alberi o piante dalle grandi dimensioni. Utilizzando tali strumenti meccanici, sono possibili opere atte al contenimento/espansione di un albero, rimozione piante a fusto grande, potatura verde e potatura secca, taglio legname, taglio. In giardinaggio dunque, operano un ruolo di punta nella gestione delle piante arboree e piante da frutto; grazie alla elevata velocità di rotazione, variabile dai modelli meno complessi di 2000 rpm (che tradotto dall’inglese diviene giri per minuto) a vuoto, ai modelli più avanzati superiori a 12000 rpm, è possibile tagliare più o meno velocemente una qualunque appendice vegetale. Inoltre l’efficienza del taglio è data non solo dalla velocità di rotazione della lama, ma anche dalla presenza di una catena che vanta forme ed estroflessioni che decorticano la pianta per continua abrasione.

L’elevata velocità combinata ad una catena costituita da elementi metallici creano uno strumento di taglio perfetto, capace di non rovinare le superficie e di non lasciare residui di lavorazione.
Una elettrosega per essere sfruttata al meglio necessita di una prolunga di lunghezza variabile tra i 10 e 30 metri, permettendo cosi di muoversi liberamente su tutta l’area di giardino da trattare. Ogni sega è costituita da una lama ed un impugnatura ergonomica che conferisce presa salda e impedisce la caduta dello strumento, inoltre per motivi di sicurezza, vi è installato sul pulsante di avvio un dispositivo blocca-lama. Il dispositivo si attiva nella circostanza in cui la motosega sfugga dalle mani dell’utilizzatore, quando ciò avviene e il dito si stacca dal pulsante di avvio, il dispositivo entra in funzione bloccando la corsa della lama, fermandone cosi il movimento.
Un grande strumento in tutta sicurezza che può essere usato per i lavori più svariati.

Esiste una grande differenza tra elettrosega e motosega, sulla base della quale occorre ponderare bene al momento dell’acquisto. La differenza sostanziale stà nell’alimentazione, la prima è alimentata per mezzo di corrente elettrica, la seconda da una miscela olio-carburante in parti variabili 1:3 o 2:5. Tale principale differenza si ripercuote su quelle che saranno poi le diversità di componenti, di potenza e lavoro. Una elettrosega non essendo dotata di un motore a due tempi non necessita di combustione, quindi non rilascia Co2 durante l’utilizzo, tuttavia l’impiego della sola energia elettrica fornisce prestazioni a livello di potenza leggermente inferiori a quella delle motoseghe.

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Tipografie on line: il cambiamento di rotta dei tipografi

Negli ultimi anni le tipografie on line hanno preso il sopravvento.
Una volta fino a pochissimi anni fa c’erano le tipografie, spesso stavano sotto casa, le quali avevano un paio di macchine da stampa e qualche macchinetta accessoria, per lo più macchine tipografiche con caratteri mobili e/o a piombo come la classica linotype e un tagliacarte vecchia maniera.
In Italia erano presenti in numero rilevante, nate dalle attitudini artigianali degli Italiani del dopo guerra, e riuscivano a fare cose pregevoli: bastava fare anche un semplice lavoretto al giorno per portare a casa la giornata. Oggi tutto è cambiato ma non tutti se ne sono accorti.

Per capire meglio: vi ricordate i negozi di generi alimentari sotto casa?
Nel giro di pochissimi anni sono scomparsi ma sembra che nessuno se ne sia accorto. Questi negozi sono stati sostituiti dai grandi Centri Commerciali e dalla grande distribuzione con le catene famose, dove possiamo trovare più offerte a minor prezzo del negozietto sotto casa.

Ebbene, alla tipografia è successa la stessa cosa (seppur qualche tipografia tradizionale è ancora resistente), e si deve prendere atto che è arrivata la grande distribuzione anche nel settore tipografico con un varietà di offerte, grazie alle nuove e costosissime tecnologie delle tipografie on line, le quali possono offrire prezzi molto bassi che la piccola tipografia non può permettersi di fronteggiare.

Molti tipografi hanno compreso questo cambiamento di rotta e si stanno riconvertendo, vendendo le attrezzature, vecchie e oramai obsolete, e le stanno sostituendo con soli computer grafici per dare vita alle efficientissime tipografie on line.
Com’è cambiato il ruolo del tipografo nelle tipografie on line?
In pratica, da artigiani, i tipografi sono diventati professionisti e/o consulenti, che ricevono il cliente, gli consigliano riguardo al da farsi, gli impostano il lavoro grafico e, una volta realizzato il file di stampa, lo inoltrano ad una delle tipografie on line, che nel giro di pochissimi giorni gli realizza il lavoro e glielo spedisce.

Dopodiché, il tipografo riconvertito chiama il cliente e incassa il lavoro senza aver investito il becco di un quattrino in grosse attrezzature costose e difficili da ammortizzare.
Molti tipografi rifiutano la via delle tipografie on line e si ostinano a continuare sulla vecchia strada; ma è una strada che non porta da nessuna parte, tant’è che i fallimenti in questo settore sono elevatissimi. Molti piccoli tipografi sono ancora diffidenti dal rivolgersi alle tipografie on line, in quanto le ritengono concorrenti.
Invece, le tipografie on line vanno considerate come soci in affari con cui poter instaurare un rapporto di lavoro proficuo, costante e di fidelizzazione, mettendo in comune risorse e mezzi per raggiungere obiettivi comuni.

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Deposito mobili

I mobili sono da sempre stati un elemento caratteristico di ogni casa e appartamento, di fatto, contribuiscono a creare l’ambiente caldo e l’atmosfera domestica desiderata; atmosfera che nel corso del tempo può variare soggettivamente. Tuttavia nel corso degli anni si può arrivare ad accumulare notevoli mobili, dai quali però non ci si vuole separare o si vogliono conservare in attesa di un utilizzo migliore.

Da qui l’esigenza di stivare i propri beni nei depositi mobili. I depositi di mobili sono di grande utilità in quanto possono contenere preziosi arredi, ai quali è molte volte associato il ricordo di una persona o di un evento. Un deposito mobili è una soluzione alla portata di tutti che garantisce la custodia e la conservazione dei beni personali di un individuo nel corso del tempo,capace di preservare e inalterare la manufattura del mobile fornendo un servizio di tutela e stoccaggio.

Il servizio reso daldeposito mobili fornisce ai clienti un posto sicuro, pulito, funzionale e privo di umidità nel quale mettere i propri arredi e quant altro. Tale servizio è usufruibile da chiunque per i tempi desiderati, dal deposito per tempi brevi come nel caso dell’imbiancatura di una parete, o per tempi lunghi come nel caso di ristrutturazioni o traslochi. I depositi più all’avanguardia e dotati di tecnologia idonea e sistemi di sicurezza, forniscono ovviamente una sicurezza maggiore.

Tutto ciò che occorre è trovare un deposito mobili il più possibile vicino alla propria residenza, quindi, è possibile depositare i propri averi in appositi locali nei quali nessun estraneo potrà avere accesso; inoltre l’ampio locale del deposito, la possibilità di godere di un servizio di trasporto e di macchine di carico e scarico ha fatto sempre più espandere il settore di deposito mobili.

La soluzione più appropriata e meno ingombrante di risparmio di spazio in tutta sicurezza è sicuramente quella di un deposito; risparmio in tutta sicurezza e qualità.

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