Soluzione drastica
Pensate: se solo Elisa di Rivombrosa, staserva del cazzo, smettesse di tirarsela e la desse al nobile che le va dietro, lo sceneggiato sarebbe già finito da diverse settimane.
Soluzione drastica
Pensate: se solo Elisa di Rivombrosa, staserva del cazzo, smettesse di tirarsela e la desse al nobile che le va dietro, lo sceneggiato sarebbe già finito da diverse settimane.
Ci voleva molto?
L’altro giorno, a conti fatti, sdraiato sul tappetino da campeggio facevo gli addominali, e pensavo.
Avere vissuto gli anni ’80 non può certo essere considerato un vanto: se solo fossi nato dieci anni prima, ora parlerei dei Doors, del rock e della contestazione.
Invece mi sono cuccato i Duran Duran, Malgioglio e Sammy Barbot, nonché i Ragazzi della Terza C, e quindi capite che qualcosa della mia infanzia lo vorrei pure salvare.
Questo articolo vuole celebrare loro, gli outsiders di quel decennio, personaggi di secondo o terzo piano, che lavorando sullo sfondo e vivendo di luce riflessa hanno però segnato la nostra vita per sempre.
Nonno Sam e Lauro
Molti si ricorderanno il cartone (esoprattutto il telefilm) cult-trash di Kiss Me Licia , interpretato da una baffutissima Cristina d’Avena e dal mitico Pasquale Finiciello con la maionese in testa nei panni di Mirko dei Bee-Hive . (‘Baby I love you, vorrei vederti ma tu’)
Ma iveri eroi del telefilm erano in realtà Nonno Sam e Lauro, i clienti abituali di Marrabbio, il padre di Licia.
Questi avvinnazzati avventori del locale, oltre a gestire un giro di puttane del luogo, avevano un’incredibile caratteristica: erano i sosia rispettivamente di Bruno Lauzi e Lando Buzzanca .
In particolare il pensionato Nonno Sam, a causa delle sue morbose attenzioni per il piccolo Andrea, destava sovente lo sconcerto dei passanti e si beccò anche tre denunce per schiamazzi, dalle quali però uscì sempre indenne perché amico del sindaco.
Lauro, invece, viveva di espedienti (piccoli furti, autoradio, cose così) oltre a procurare saltuariamente entreneuses e groupies per il libertino Satomi, che apprezzava fiero, specie se minorenni.
Jingle Pentagramma
Due sole popstar femminilidi quel periodo riuscirono a smuovere le masse creando uno stuolo planetario di fan: Madonna e l’Incantevole Creamy.
Nel caso della seconda, pochi sanno che la sua breve ma intensa carriera fu opera del produttore Jingle Pentagramma , eccentrico discografico con il vizio del gioco che riuscì a sputtanarsi tutti i proventi dei dischi puntando tutto sul 14 rosso al casinò Circus Circus di Las Vegas.
Vulcanico scopritore di talenti dalle alterne vicende, ebbe una storia travagliata con Duenote Ayase, starlette che fece qualche disco solo perché s’era tranvata tutti i dirigenti della Sony Music.
Coadiuvato dal fido Kidokoro (una sorta di Maurizio Nichetti più stupido), Pentagramma vedeva oltre l’apparenza, e fu il primo a credere che quel cesso dodicenne coi capelli blu poteva diventare una macchina da superclassifica, se solo avesse avuto qualche anno in più, una voce decente e due gatti finti come gadget.
Il vecchio Jingle P. dopo anni di oblìo tornò in auge qualche anno fa, quando scoprì con lungimiranza e lanciò in tutto il mondo il duo lesbico delle Tatu.
Gopher
Gopher, ancor prima di essere l’antesignano dei motori di ricerca su Internet, Gopher era il braccio destro del capitano della Love Boat, storica nave da crociera poi inabissatasi clamorosamente nel 1991 quando lo scafo fu perforato da una scorreggia molto forte di un mozzo.
Insieme al dottor Doc Bricker, un ciarlatano dalla preparazione professionale vicina al peggior medico della mutua, passava le giornate a guardare l’orizzonte, e non lo diceva in giro ma si crucciava per un motivo serio: durante il tragitto, tutti chiavavano e lui no.
Julian Ross
Nel cartone animato di Holly &Benji, spiccava un giovane con chiara visione di gioco ma dal fisico claudicante: era Julian Ross della Mambo,detto ‘Il principe del calcio’, un regista alla Corini dai piedi buoni che entrava coraggiosamente in campononostante soffrisse di una extrasistole da chilo.
L’infartato Ross cercò sempre di morire in questo modo, durante la partita, ma senza mai riuscirvi; ebbe una dignitosa carriera, pur giocando sempre scampoli di partite, finché non ebbe la nefasta idea di farsi operare in Olanda dal dottor Martens, quello che uccise già Van Basten.
Amatissimo dai compagni, fu un esempio dentro e fuori del campo fino appunto al tremendo intervento chirurgico, dopo il quale, trovatosi improvvisamente con il pene al posto del braccio sinistro, perse il posto di osservatore della Nazionale juniores di calcio giapponese e finì in miseria a chiedere l’elemosina per le vie di Hokkaido.
Willis (fratello di Arnold)
Come non ricordarselo? Arnold erapiccolo, negro e adorabile. Ma suo fratello maggiore Willis era negro e basta: per forza il pubblico non lo amava.
Arnold faceva la battuta brillante, Willis rimaneva lì zitto come pensando ‘e io ora cosafaccio?’. La pruriginosa sorella Kimberly doveva confidarsi con qualcuno in famiglia dei suoi sognierotici? Indovinate da chi andava: il prediletto Arnold aveva materiale per seghe per un paio di mesi, mentre Willis era tanto se veniva salutato la mattina.
Brancolando nei meandri della sceneggiatura, l’unica gag di cui era capace era far dire all’odiato fratello Arnold (sempre lui) il mitico tormentone ‘Che cavolo stai dicendo,Willis?’
Si capisce che il povero ragazzo doveva crearsi dei diversivi per sopravvivere in quella falsafamiglia borghese che nascondeva terribili segreti (il padre bianco, quel signore canuto dall’aspetto dolce, era in realtà un membro fondatore del Ku Klux Klan, e usava i figli adottati come copertura): ma non riuscì mai a capire quali, per questo restò a marcire nel telefilm senza appiglio di salvezza alcuno.
Paperetta Yé Yé
Di Paperetta Yé Yé si sa tuttora poco: è di Ocopoli, lavorava al Papersera, e di certo è comparsa coperta solo di una mascherina su almeno qualche numero di Autoscatto.
In realtà le sue tendenze esibizioniste, al di là del nome d’arte (vero nome: Giuliana Scasazza), si intuivano anche nelle storie di Paperino e Paperoga, quando venivano spediti come inviati a cazzo per intervistare gente inutile. Un modo come un altro di sbarcare il lunario per Paperino, di piazzare un po’ di fumo per Paperoga, e di conoscere gente figa per la procace Paperetta. L’esito, comunque, era sempre più o meno catastrofico: le uniche interviste che Paperetta riusciva a fare vi lascio immaginare di che tipo fossero.
Non si capisce perché questi tre scriteriati fossero sul libro paga dell’editore, ovvero Zio Paperone, che ai tempi controllava tutti i giornali del circondario (una sorta di Berlusconi ante litteram ma con meno conflitto di interessi perché se vi ricordate bene l’unico politico corruttibile che si vedeva in giro era il sindaco di Paperopoli – ed era un maiale).
Ma d’altronde anche Giuliano Ferrara dirige un periodico nazionale.
(to be continued)
Parlare moderno
Prima legge di Lenders per capire se sei diventato vecchio:
da qualche tempo, quando passeggiando incroci una quinta liceo artistico in gita,
l’unico sguardo ammiccante che ricevi è quello della professoressa cinquantenne.
Con questo infallibile metodo empirico introduciamo l’argomento odierno: i ggiovani e il loro ggiovane ggergo ggiovanile.
Le origini
Fino a qualche anno fa, gli italiani avevano un telefono a casa, o in ufficio. Se chiamavi e suonava a vuoto, magari riprovavi dopo qualche ora, o il giorno dopo; se dovevi fare una telefonata, cercavi una cabina: non moriva nessuno.
Poi qualcuno ha avuto la splendida idea di inventare i telefoni cellulari, ma non solo: di farli costare anche poco, talmente poco che oggi tutti li consideriamo una necessità fondamentale per l’umanità, fino al momento in cui ce ne viene dato uno per lavoro. E il momento della tua vita in cui capisci che il telefonino è una cosa da evitare come la peste bubbonica.
Ma questo non accade né alle mamme diventate ancora più ansiose e spaccacazzo di prima (sei arrivato? dove sei? mi chiami quando arrivi? a che punto sei? in macchina con chi? cosa mangi?), né ai nostri amici diciottenni brufolosi e pruriginosi, che invece di studiare (cazzo studi a fare tanto ti promuovono) sono sempre particolarmente ansiosi di
a) dimenticarsi congiuntivi
b) comunicarsi cazzate inutili via SMS in attesa di un grasso sabato sera dove ci si impasticca duri.
Per stare al passo coi tempi – devi essere un supergiovane moderno se non vuoi cadere nelloblio della Sindrome da Bancario Dentro – anche io ho studiato a fondo questo fenomeno e il modo in cui, nellera in cui i computer hanno gigabyte interi di memoria a disposizione, un cazzo di limite di 166 caratteri è riuscito a cambiare il linguaggio di una intera generazione.
Torna a casa lessico
Le regole base della comunicazione giovanile del nuovo millennio possono riassumersi in pochi semplici principi base:
1. Esprimiti come un codice fiscale.
Per risparmiare spazio prezioso nel messaggio (da riempire poi con faccine e smiley di varia natura), perché usare le vocali? D’altronde lo dice anche Mike Buongiorno, le consonanti sono gratis mentre le vocali le devi comprare. E si sa che i ragazzini doggi sono squattrinati: poiché ogni genitore vuole che il proprio figlio impari il valore delle cose, dopo che ti sei comprato le ultime Puma e una riga di bamba giusta la paghetta del papà è bella che andata.
Esempio: "qualcosa" diventa QLCS, "ci vediamo" diventa C VDM!:) e "lobotomia frontale" si può scrivere LBTMFRNTL (è chiarissimo). E con questo abbiamo spiegato anche perché il vocabolario medio si è ridotto a circa 100 vocaboli, quelli più corti altrimenti non si capisce una mazza.
2. Bypassa la punteggiatura.
I due punti, le virgole e quelle cose lì servono per fare le faccine, altro che balle. Guardate questa: O8ç)|
Rappresenta un gatto miope con un turbante (come non capirlo prima).
3. La grammatica è morta, l’analisi logica è morta e anche quella del periodo non si sente troppo bene.
Frasi semplici! Concetti base, vecchio, che i neuroni qua son sempre meno!
Una volta ho conosciuto un ragazzo di sedici anni che si è tolto la vita perché non riusciva più ad uscire da una subordinata di secondo grado: alla seconda virgola, non ha retto. Soggetto e predicato verbale erano ormai troppo distanti per lui.
4. Il virus della K
Il virus della K è una temibile malattia neurodegenerativa che elimina tutte le CH dal tuo cervello e le sostituisce con tante K. Esempio: "chi" diventa "ki", "chiamami" diventa "kiamami" e via dicendo. Meglio dell’alzheimer, se non altro: puoi conviverci e condurre una vita normale anche per anni.
E il segno dei tempi. Guardate cosa è successo al morbo di Göhring, variante della sclerosi multipla una volta rarissima e ora purtroppo molto diffusa tra i calciatori che si dopavano. Il virus della K negli anni 80 ce l’aveva solo Littlegum, un alieno impotente amico di Paperino (non so se ve lo ricordate: parlava kosì), ora è una minaccia mondiale.
Il problema è che ancora scarseggia la cultura della prevenzione: nei paesi sviluppati sono già state ormai arginate altre malattie, come l’Etabetismo, quel disturbo di Eta Beta che gli faceva anteporre la lettera P a qualsiasi parola che non cominciasse con la P. ("Ptopolino! Pcosa pvuoi pmangiare per pcena?")
Amore solubile
Daniele ama Viola, a Rocco piace Viola, escono insieme e poi invece lui ha una storia con Daniele. La trama è tutta qui.
Non solo: Instant Love di Luca Bianchini è a mio parere un romanzo a trattisgrammaticato, con un uso sproporzionato della paratassi, molti dialoghi banali o inutili, gonfio di tutti gli errori che può fare un esordiente che prima non aveva mai scritto nulla né, forse, letto molto.
Eppure la storia trascina. Ha qualcosa che ti spinge ad andare avanti pagina dopo pagina, fino alla fine, nonostante la leggerezza con cui la vicenda è narrata, con cui i protagonisti passano sopra ai sentimenti degli altri; nonostante la loro chiara estrazione borghese-rampante e quasi fastidiosamente festaiola, e quanto già citato sopra.
Ad una lettura più approfondita, se si va oltre il solito triangolo lui-lei-l
E infatti sono già stati acquistati i diritti per il film, nella speranza che mettano il quasi dimenticato Stefano Accorsi nel ruolo di Daniele, per il quale sarebbe adattissimo.
Voto del Pentolone: 

Puro trash
Compare asorpresa sugli scaffali del mio Blockbuster di fiducia il DVD di "La Tana del Serpente bianco", di Ken Russell (quello di "Whore", "l
L
Voto del Pentolone: inclassificabile.
Fantasmi da Marte
La NASA eil mondo intero accolgono con applausi e urla di gioia l
Appena arrivata, la sonda obbediente come un cagnolino scodinzolante ha subito cominciato a trasmettere immagini e informazioni fondamentali riguardanti Marte. Il suo primo messaggio: "Ehilà ragazzi, è proprio vero che quassù non c
Peggio il film o le ciabatte di Meg Ryan?
Atteso con le migliori intenzioni (purtroppo sto giro la critica della mia bibbia FilmTV mi ha dato una sòla),
Meg Ryan, ormai una squallida vecchia, indossa dall
Voto del pentolone: 
Perché la gente compra i DVD
Se dobbiamo eleggere una tecnologia vincente del 2003 dobbiamo per forza parlare di DVD. (anche perché parlare di UMTS vincente farebbe ridere tutti ah ah ah ah)
La domanda è: perché la gente compra i film su dvd? Capisco se sono pietre miliari della storia del cinema, da conservare con cura (anche io ho il mio bravo cofanetto di Kubrick cui tengo moltissimo), ma cosa spinge un essere umano senziente per esempio a spendere ventisei euro perTomb Raider?
In genere un film, soprattutto se non bellissimo, lo si guarda una volta e poi fine. Non è come un cd che te lo ascolti in macchina, quando magari arriva gente metti su un po
Esempio lampante: il Signore degli anelli: la compagnia dell
Nel primo ci sta il film, e amen. Nel secondo, passi che ci stia il film ridoppiato sottotitolato commentato dal regista e da sua nonna. Nel terzo, vi concedo 4,7 gigabyte di speciali, interviste, approfondimenti, making of, dietro le quinte. Ma il quarto?! Secondo me ti danno un dvd vergine.