Le ragioni della crisi mondiale sono varie e difficilmente spiegabili, a parte una serie inarrivabile di cazzate gigantesche fatte dall’amministrazione Bush in politica economica e monetaria.
Ma ben prima che il mondo intero conoscesse questa situazione disperata, nel continente asiatico c’era già un Paese la cui stella era offuscata da tempo: il Giappone.
Questi simpatici nani privi del senso dell’umorismo hanno vissuto un periodo di grande prosperità negli anni ‘70-’80, dove l’industria della tecnologia andava a gonfie vele, i dipendenti lavoravano 26 ore al giorno (non si sapeva come facessero dato che un giorno ne ha 24), e il governo sperperava ampie porzioni di PIL nel settore della difesa, finanziando loschi istituti di ricerca che producevano robot.
Nel mondo imperava la pace mondiale: il muro di Berlino stava per crollare, facendo intravedere finalmente agli inquilini di Berlino Est il miraggio di un televisore a colori; la Perestrojka illudeva i russi di una nuova Primavera di democrazia, prima che Eltsin si fumasse il 40% della ricchezza nazionale in alcolici; in Italia i socialisti già rubavano ma al tempo se n’era accorto solo Beppe Grillo; Reagan non capiva una sega, ma aveva culo perché le cose andavano bene.
Quel periodo si ricorda quindi come uno dei più prosperi e pacifici della storia mondiale, tranne che in Giappone. Il paese fu infatti vittima di una serie nutrita di attacchi alieni, tutti respinti grazie all’intervento di robot armati fino ai denti.
Vari interrogativi di quel periodo sono rimasti nella memoria degli storici, tra cui:
- Perché la NATO e l’ONU facevano finta di niente, fischettando allegramente mentre i venusiani e i loro amici bombardavano le case nipponiche e violentavano le loro donne?
- Perché tutti gli alieni attaccavano sempre e solo il Giappone, che era l’unica nazione zeppa di robot pronti a respingerli? Fossi stato in loro, per la conquista del mondo sarei partito dalla Groenlandia.
- Perché gli alieni mandavano sulla Terra i propri robot uno alla volta? Avessero attaccato tutti insieme, avrebbero avuto sicuramente più chance.
Isolato così dal mondo esterno, il governo giapponese produceva a mani basse robot di tutte le sagome e colori. Alcuni ben riusciti come Mazinga Zeta, e il modello successivo, Grande Mazinga, che consumava meno e dall’assetto più sportivo. Altri decisamente più sfigati, come Astroganga o Super Robot 28 che se finivano le pile del telecomando era un casino.
I sindacati nipponici, all’epoca, erano sul piede di guerra, perché l’utilizzo dei finanziamenti non era chiaro, e i robot erano il più delle volte pilotati da minorenni senza contratto.
In altri casi vi erano evidenti casi di nepotismo, laddove i baroni degli istituti governativi che creavano i robot li facevano guidare ai propri figli o nipoti. Famoso il caso del professor Kabuto che faceva pilotare il Mazinga Zeta al figlio Koji Kabuto (trad. letterale: Sergio Caputo. Per questo in Italia fu chiamato Ryo)
A un certo punto negli anni ‘80, nel pieno dell’entusiasmo si cominciarono a produrre modelli sempre più complicati e costosi, come il Vultus 5 o il Gordian, ovvero più robot che si univano per farne uno più grande: pensate che spreco.
A questo punto non bastava più un pilota solo, ce ne voleva uno per ognuno dei robot che componevano il robottone grande. Le selezioni erano ferree, perché il gruppo di piloti era composto sempre da:
- Un ragazzino figo, protagonista;
- Un ragazzino più figo, generalmente col ciuffo, ma sparring partner, che covava profonda gelosia verso il protagonista, e veniva intervistato sempre dopo di lui;
- un obeso con il moccio al naso;
- una donna;
- un ritardato.
Le eccezioni allo sfruttamento del lavoro minorile erano poche ma notevoli: il Goldrake era guidato dal mitico Actarus, un figo country con le frange che ai tempi diventò quasi più popolare di Jim Morrison. Hiroshi Shiba cercava di imitarlo, ma fu cagato meno dal grande pubblico, e ci soffriva, un po’ come Tony Hadley degli Spandau a confronto con i successi di Simon Le Bon dei Duran. Ciononostante, rimane negli annali il fatto che il Jeeg la tirava in culo a tutti, è evidente.
Anni dopo, un simile livello di divismo fu bissato solo da Aran Banjo alla guida del Daitarn 3. Banjo, agente segreto, fiutato il trend si mise alla guida del robot non rinunciando a scoparsi tutto ciò che si muoveva, incluse le due fighe da paura con le quali il poligamo coabitava. Cocainomane, abbandonò il lavoro, divenne amico di Califano e finì più volte in riabilitazione.
Sul finire degli anni ‘80 gradualmente le invasioni aliene scemarono, e con esse la produzione di robot. Il comparto andò in crisi, gli ultimi fuochi di artificio si ebbero negli anni ‘90 con gli Evangelion, una serie di ecomostri decisamente molto stupidi, che finivano le batterie in 5 minuti e avevano bisogno di una prolunga, quando non erano sotto la guida di adolescenti disadattati.
Da lì in poi poco o nulla, il debito pubblico giapponese saliva, le imprese chiudevano e ’sti deficienti invece di darsi una mossa continuavano ad annusare le mutande delle studentesse.

Girando così ad minchiam nella rete, mi sono imbattuto in un sito di pseudoteenagers che parlavano di sesso anale.
